Attualità
L'intervista

Elena Sinimberghi: "Io, la politica, mia moglie Giulia, l'amore e il desiderio di un figlio"

La professione, la politica, il matrimonio e la lotta per i diritti di tutti

Elena Sinimberghi: "Io, la politica, mia moglie Giulia, l'amore e il desiderio di un figlio"
Attualità Valdinievole, 05 Agosto 2022 ore 13:32

di Andrea Spadoni

L’amore. Potrebbe iniziare e finire con una parola, così potente e universale, l’intervista a Elena Sinimberghi, 40 anni, ingegnere edile e vice sindaco di Monsummano. Ovunque c’è l’amore, mentre parla questa donna competente, determinata, ma anche allegra come una ragazzina, quando racconta di sé, della sua vita, dei valori che muovono le sue scelte, e quando parla di Monsummano.

C’è amore nel suo lavoro, professione sognata da adolescente e raggiunta con l’abnegazione di una studentessa da 110 e lode. C’è amore nell’approccio alla politica, un servizio - dice lei - alle persone che l’hanno votata per stare lì. C’è amore per Monsummano, cittadina che l’ha accolta e dove oggi risiedono gli affetti più cari, c’è amore per la famiglia e quando ne parla sottolinea più volte «siamo i Sinimberghi, una squadra».

matrimonio sinimberghiC’è amore quando con orgoglio e un velo di malinconia mostra la foto della madre, Franca Baglioni, scomparsa troppo presto, a 56 anni, per una brutta malattia non diagnosticata il tempo giusto per curarla. E c’è amore quando le chiedo di Giulia, sua moglie, sposata con il rito civile il 10 aprile 2021.

Vice sindaco di Monsummano, ma sangue pistoiese…
«Oggi vivo vicino a viale Adua, a Pistoia. Mio padre è originario di Roma, la mamma di Casalguidi. Io sono cresciuta a Bonelle, tra i campetti di calcio. Erano gli anni ’90 e, all’epoca, per i ragazzini di quelle campagne le possibilità erano due: giocavi a calcio oppure stavi sul motorino a guardare i maschi giocare a calcio».

Lei che faceva?
«Giocavo a calcio, ovviamente”.

Bella tosta, fin da bambina…
«Più che altro sono sempre stata ambiziosa, curiosa e desiderosa di scoprire cose nuove. Sai cosa penso? Che chi lavora tanto ha anche bisogno di divertirsi tanto. Per questo ho scelto un lavoro che mi entusiasma, così non mi annoio mai. Non riuscirei a lavorare unicamente per lo stipendio».

Professione complessa quella di ingegnere edile…
«Complessa e piena di responsabilità, ma è ciò che mi piace. Ogni giorno lavoro con il massimo impegno perché mi rende soddisfatta. Poi, in questo ufficio, c’è da portare avanti la missione iniziata da Carmine Parrillo, un grande ingegnere che qualche anno ci ha lasciati improvvisamente. Fu lui il primo a credere in me e a offrirmi un’opportunità poco dopo la laurea”.

È molto concentrata sul suo lavoro, ma lo deve dividere anche con l’impegno politico che, immagino, le tolga tempo. 

«Io faccio tutto senza pormi il problema del tempo. La politica, inoltre, si fa per la gente di Monsummano, mica è un’occupazione. In comune siamo un gruppo molto affiatato, grazie anche alla leadership del sindaco Simona De Caro che crede nella squadra e non negli individualismi. In politica, da soli, non si va da nessuna parte».

La troppa personalizzazione dei partiti non le pare sia anche un limite della politica italiana di oggi? Abbiamo gli esempi di Renzi, Salvini e anche, in un certo senso, Conte. Si fa presto a salire nei consensi, ma è altrettanto veloce (e a volte rovinosa) la caduta…

«Quello di Renzi è un percorso diverso. Il nostro partito, il PD, è a vocazione maggioritaria e quando, attraverso le primarie, Renzi fu eletto il nostro segretario, diventammo renziani. In una consultazione interna è giusto il confronto, ma poi si lavora per un unico obiettivo. Non si lascia il partito perché al vertice non c’è la persona che vuoi tu. Tra l’altro, a quelle primarie, organizzavo i comitati per Laura Puppato. Proprio da quell’esperienza è iniziato il mio percorso politico…»

Da Laura Puppato a Monsummano. Un bel viaggio…

«Abitavo a Monsummano perché lavoravo a Pieve a Nievole e, in zona, organizzavo i banchetti per la Puppato. Mi avvicinai alla sezione locale del Partito Democratico dove mi accolsero con grande rispetto e affetto. Dopo un po’ di tempo entrai nel direttivo e alle elezioni amministrative successive mi candidai al Consiglio Comunale. Venni eletta. Prima mi hanno nominato capogruppo, poi assessore. Ora sono anche vicesindaco. È un bel viaggio che mi ha legato nel profondo con le persone di Monsummano. Oggi questa cittadina è il mio cuore».

Visto che a breve ci saranno le elezioni non le è mai venuto in mente di tentare la corsa al Parlamento?
«Io sono al servizio dei monsummanesi e del progetto di Simona De Caro, questo è il senso del mio impegno politico. Inoltre nel PD le candidature le decide il partito, non ci si può autocandidare. E, ad oggi,nessuno me l’ha chiesto».
Il 10 aprile del 2021 si è sposata con Giulia Giannelli, sua compagna da cinque anni, con il ritiro dell’unione civile.
«In questo caso dobbiamo ringraziare Renzi e il suo governo che nel 2016 hanno introdotto la legge n.76, riconoscendo alle unioni civili, anche tra persone dello stesso sesso, uno status giuridico analogo a quello del matrimonio. Sono molto felice di aver fatto questo passo con Giulia, siamo innamorate e abbiamo un progetto di vita insieme. Tra l’altro ci siamo sposate due volte».

Che significa?
«Quando abbiamo ci siamo spostate in Comune a Monsummano eravamo in zona rossa, periodo emergenza covid. Così, il 28 agosto, abbiamo organizzato anche una festa con i nostri amici a Grotta Giusti. Ha celebrato la funzione del rito civile Caterina Bini, una grande amica che mi è stata molto vicina quando ho perso la madre. È stato un onore perché è una donna che ha sempre combattuto anche per i diritti delle coppie omosessuali».

Come è sbocciato l’amore con Giulia?elena e giulia

«Ero a Monsummano e avevo un impegno istituzionale per la ricorrenza di Chernobyl. Un’amica si avvicinò mi disse che avremmo fatto serata in Versilia. Ero stanca e le stavo per dire di no, ma alla fine mi convinse. Quando entrai nel locale notai una ragazza in giacca e jeans imbronciata, scocciata come me. Era Giulia. Mi avvicinai e le chiesi cosa ne pensava del referendum costituzionale (quello di Renzi del 2016 ndr). Passammo l’intera serata a baciarci e a parlare di Costituzione. Lei, laureanda in Giurisprudenza, aveva appena superato l’esame di diritto costituzionale. A volte le parole giuste al momento giusto servono …».

Da quel giorno non vi siete più allontanate…

«Come tutte le coppie, abbiamo passato un periodo di rodaggio. Quell’estate abbiamo anche partecipato al primo Pride insieme a Firenze. Dopodiché sono riuscita a portarla a vivere con me. Siamo felici, sposate, abbiamo due belle professioni, ma c’è un altro desiderio...»

 

Quale?
«Io e Giulia vorremmo avere un figlio. E se questo paese non ci permetterà di adottare un bambino bisognoso d’amore, prenderemo altre strade. Magari verso la Spagna».

Pensi che in Italia alle coppie omosessuali non siano riconosciuti alcuni diritti fondamentali?

«Se parliamo di bambini, tali diritti non vengono riconosciuti nemmeno alle coppie etero. In Italia il sistema delle adozioni non funziona e mi è difficile capire perché una coppia in cui due persone che si vogliono bene, lavorano, sono cittadini onesti e manifestano il desiderio di donare amore, non riescano ad avere figli da crescere. Se parliamo di famiglie arcobaleno e mondo omosessuale, di diritti ce n’è ancora più bisogno. Pensate a una ragazza madre che negli anni si riaccompagna con una donna. Dovesse venire a mancare, il figlio o la figlia finirebbe in orfanotrofio. Non avrebbe diritto a restare con la compagna della madre».

Come si può crescere, secondo lei, come paese e anche come comunità in questa direzione?
«Prima di tutto bisogna smettere di dover etichettare per forza qualsiasi cosa e di pensare che un amore, una famiglia, siano migliori di altri. Ci si innamora tra persone, si desidera costruire un progetto di vita, si crea una famiglia. Quando si condividono affetto, amore, sesso, non si crea problemi a nessuno».

Il DDL ZAN avrebbe potuto aiutare?
«Il DDL ZAN è un’altra cosa. Sarebbe stata una legge fondamentale per proteggere le persone, non solo gli omosessuali e i transessuali».

Però, se io dicessi che non sono d’accordo con le adozioni per le famiglie omosessuali, secondo il testo di Zan sarei un omofobo e quindi perseguibile per legge.

«Non è così. Ognuno può pensare quello che vuole, ma non puoi dire che io sono perversa perché amo mia moglie e insieme desideriamo un figlio. In quel caso interviene la legge».

Come è cresciuta, negli anni ’90, nella provincia di Pistoia con un’anima come la sua?
«Sono sempre stata una ragazza piena di amici e anche qualche fidanzatino maschio. Che mi piacevano anche le femmine me ne sono accorta a 23 anni. Una ragazza mi baciò all’improvviso e mi piacque. All’inizio ho provato un po’ di confusione, poi ho capito che quella ero io ed ero felice così».

Secondo lei dovrebbero avere più spazio le donne in politica?
«Ce ne sono tante bravissime, nel lavoro e in politica. La società è cambiata e abbiamo iniziato a fare cose, a mettersi in gioco a dimostrare che possiamo gestire il mondo e non solo accudire i bambini. Mi spiace solo che in Italia l’unica donna leader di un partito sia Giorgia Meloni».

Ha seguito la vicenda della Pascale, la ex di Berlusconi, che si è sposata con Paola Turci? Che ne pensa?

«Che Berlusconi, anche in questo contesto, si è comportato da Berlusconi. Perlomeno, rispetto agli altri, è coerente. A Paola Turci invece mi verrebbe da dire che è fortunata ad avere una moglie di 20 anni più giovane».

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