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E’ un lavoro del fiorentino Luca Alinari l’ultima opera acquisita alla collezione permanente del Mo.C.A.

Grazie a “Florilegio Italiano – Artisti invitano Artisti”

E’ un lavoro del fiorentino Luca Alinari l’ultima opera acquisita alla collezione permanente del Mo.C.A.
Attualità Valdinievole, 09 Novembre 2021 ore 09:53

E’ del fiorentino Luca Alinari l’ultima opera acquisita alla collezione permanente del Mo.C.A. grazie al progetto dell’Assessorato alla Cultura “Florilegio Italiano – Artisti invitano Artisti”. Luca Alinari nasce nel capoluogo toscano il 27 ottobre 1943 a Firenze.

La sua storia

Si avvicina alla pittura fin da bambino, facendo di questa pratica il suo mezzo di comunicazione prediletto che non abbandonerà mai.
Frequenta la Facoltà di Lettere e Filosofia, occupandosi inizialmente di critica letteraria: sarà redattore di riviste e recensore di testi di narrativa, arrivando, anni dopo, a intrattenere rapporti con Domenico Rea, Alfonso Gatto, il Nobel José Saramago, Edoardo Sanguineti – che nel 1974 gli dedica diverse poesie – e Goffredo Parise, che nei primi anni ’80 scrive un saggio fondamentale sulla sua pittura.

Per alcuni anni lavora nel settore della comunicazione scritta e televisiva e nel 1979 fonda e dirige la rivista d’arte Signorina Rosina mentre vive attivamente all’interno del mondo intellettuale e artistico.
La sua prima mostra personale risale al 1969, nella Galleria Inquadrature di Firenze, e da allora si succedono numerose e importanti rassegne e partecipazioni a rilevanti eventi, sia di ambito italiano sia estero, tra cui la Biennale di Venezia (1982) e la Quadriennale di Roma (1986)
Intervistato da Italian Art Magazine, Alinari dichiara che i suoi lavori sono l’ultimo approdo di una ricerca artistica mossa e ispirata dalle parole di Franz Kafka: un libro – dunque, un quadro – è un’ascia per spezzare il gelo che è dentro ognuno di noi. I suoi paesaggi surreali e i suoi soggetti fantastici rappresentano, in definitiva, la potenza salvifica del surreale, ovvero del gioco, della fantasia e del sogno; alla stregua del grande scrittore di Praga, le opere del Maestro fiorentino vogliono quindi scaldare in un abbraccio rassicurante una società cristallizzata nella morsa di un gelo affettivo e intellettuale in cui il mondo sembra essere rimasto intrappolato.

Nel 1990 è ad Alinari che viene chiesto di decorare lo stendardo che consacra la vincita del Palio di Siena, oggi custodito gelosamente dal popolo di Via dei Servi, Contrada di Valdimontone. Il cencio di Alinari è popolato da un bestiario infantile e policromo che interpreta fedelmente (e attraverso una lettura visionaria, com’era di consuetudine per il Maestro) lo spirito di euforia della festa senese.

Nel 1999 il museo degli Uffizi acquisisce un autoritratto dell’artista da inserire nella famosa collezione di autoritratti collocata nel Corridoio del Vasari, accanto alle immagini di altri illustri artisti quali Chagall, Manzù, Balla, Burri.

Tra le innumerevoli mostre pubbliche e private in Italia e all'estero, si ricordano le grandi antologiche presso Palazzo Reale di Milano (1993), Palazzo Medici Riccardi di Firenze (2000), Galere Adler di Parigi (2003), Beijin Today Art Museum di Pechino e Museo di Arte Contemporanea di Shangai (2009).

Dopo le mostre a Shanghai e Pechino, disegna il logo dei Mondiali di Ciclismo 2013, per la prima volta con gare in Toscana.

Nel 2014 riceve il Premio Nazionale Castruccio insieme a Giugiaro, Kemp ed altri esponenti della cultura e della medicina e nel 2018 il Gonfalone d’Argento che equivale al massimo riconoscimento della Regione Toscana.

Nell’estate 2018 l’artista è il protagonista di un’importantissima mostra al Museo del Bardo a Tunisi dal titolo 'Parallelo Universo' realizzata in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura di Tunisi con il contributo del Consolato Generale Onorario di Tunisia a Firenze.

L’ultima retrospettiva di Alinari dal titolo “Stato di grazia” si è tenuta presso la Galleria Orler di Mestre dal 24 novembre 2018 fino al 6 gennaio 2019.

Il Maestro ci lascia nella sua Firenze il 15 marzo 2019.

Molti ed autorevoli critici, storici d'arte, poeti e scrittori si sono occupati della sua opera considerata fra le più alte del panorama artistico attuale. Fra questi persino il Nobel per la Letteratura nel 1998, Josè Saramago che dell’arte di Alinari ha detto: “…. E’ una pittura dell’altrove. Un “non essere qui” che contiene molte motivazioni di poesia e di moralità e che rende queste opere riconoscibili fra tutte. Bellissime. …. Pittore inquietante. Inquietante come spesso è la grande arte. Così la sua pittura contiene una seduzione e, nello stesso tempo, qualcosa di “segreto”. Non si rivela mai completamente…”.
Ma è lo stesso Maestro che spiega la poetica della sua pittura: “Dipingere è mettere in discussione ogni momento della propria vita. Ogni lato della propria entità, del proprio essere, diciamo così, è messo a repentaglio, è messo in discussione. Tutto diventa il quadro”
Quella scintilla che ci rende gregari, anni 2000, tecnica mista e resine su tela, cm 58x58x5, è l’opera generosamente donata dalla famiglia del Maestro al Mo.C.A.