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Chiamatelo inferno, non autobus sostitutivi: una mattina di ordinaria follia a Montecatini

Chiamatelo inferno, non autobus sostitutivi: una mattina di ordinaria follia a Montecatini
Attualità Pistoia, 18 Luglio 2022 ore 20:47

MONTECATINI TERME

Chiamatelo pure inferno, nessuno potrà contraddirvi. 

Non si tratta della più letta e interpretata cantica della Divina Commedia del Sommo Poeta Dante, ma di un lunedì di ordinaria follia tra Montecatini Terme e Pistoia, sulla tratta delle rotaie immaginarie degli autobus sostitutivi di Trenitalia. 

Avevo programmato la giornata lavorativa (specifico, lavorativa) con un appuntamento a Pistoia alle 10 e un secondo a Firenze alle 11.30. Il treno, quando in orario, sarebbe dovuto partire alle 9 con arrivo previsto nel capoluogo in circa 15 minuti. Una passeggiata, insomma. Giusto il tempo di sedersi, controllare la posta elettronica ed è fatta.

Ma non è andata così. 

autobus trenitalia

Capita che è estate, che si devono portare avanti i lavori di raddoppio della ferrovia nel tratto tra  Viareggio e Pistoia, capita che si decida che, se pur sia pieno giorno e la gente debba lavorare, è  giusto chiudere il tratto che collega mezza toscana perché comunque è meglio in estate.

Chiedo: non sarebbe meglio la notte? 

Così mi avventuro in questa meravigliosa mattinata, mi dicono essere la prima “lavorativa”, per l’esperimento (che dopo tre anni dovrebbe essere già nella fase di assestamento) del pullman sostitutivi. 

Già cambiano gli orari: non sono più le 9, ma le 9.22. A quell’ora dovresti salire sull’autobus, ovviamente - e giustamente - con mascherina, che ti porta alla destinazione più o meno puntuale. Sogno o son desto? Stai sognando, mi dicono gli altri avventori, tutti assiepati sotto i gazebo simil angolo tamponi Covid in un caldissimo luglio. 

C’è chi si fa vento con il biglietto, chi si asciuga la fronte, chi non ha capito dove si trova e chiede: “Ma il treno per Firenze non parte?”. Si va avanti nell’attesa, tra lamenti, gente che sbuffa e che scambia l’autobus di linea che porta all’Ipercoop di Massa e Cozzille, per quello giusto. Alle 9.47 sembra giusto il momento giusto (e sono già quasi 30 minuti di attesa sotto il sole non di Riccione), ma è l’autobus sbagliato. Scende l’addetto con la camicia più bagnata di Raz Degan nello spot anni ‘90 della Breil e ci comunica che quello ci avrebbe trasportato dalla parte opposta, a Pescia.

trenitalia

Beh, che mi frega di Pescia? Niente. Dovrei essere alle 10 a Pistoia, ma ormai sono senza speranza. Dalla centrale, che è il chiacchiericcio del marciapiede visto che allo sportello della biglietteria non c’è nessuno, ci comunicano che forse (e dico forse), alle 10.22 sarebbe finita l’agonia. No, non è andata così. 

Il bus sostitutivo di Trenitalia in direzione Pistoia è arrivato alle 10.50 e, onestamente, dopo quasi due ore agonizzante sotto il sole dei Caraibi vista piscina vuota e sporca della stazione di Montecatini Terme, i 2.70 euro del biglietto mi sembravano troppi. 

Non ho protestato, non lo ha fatto nessuno. Eravamo sfiniti e vedevamo una via d’uscita. La sensazione era giusta, ce l’avevamo fatta e sembrava di aver raggiunto un traguardo impossibile, in pratica la salvezza. Ma che fatica, troppa.

Nemmeno il ritardo (di oltre un’ora) mi interessava più, bastava fosse finita.

Speriamo che domani qualcuno sistemi le cose e riorganizzi il servizio, altrimenti un’estate così, è impossibile. Non basta dire a noi, viaggiatori per necessità, che c’era un ingorgo sull’autostrada. 

 

Andrea Spadoni

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