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A Pistoia la condivisione e la collaborazione creano famiglia e riscatto sociale

Un filmato della serie "Firmato da te" su TV 2000 racconta la realtà della " Casa L'Apostrofo" della Caritas diocesana

A Pistoia la condivisione e la collaborazione creano famiglia e riscatto sociale
Attualità Pistoia, 07 Luglio 2022 ore 11:09

Firmato da te racconta l’esperienza di co-housing di Casa L’Apostrofo della Caritas Diocesana per otto uomini alla ricerca di una nuova vita

“Nessuno è mai solo, siamo tutti figli di Dio”.

Le parole degli ospiti di “Casa L’apostrofo”, realizzata a Pistoia anche grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, sintetizzano lo spirito che anima le fondamenta di un progetto destinato a fornire opportunità di riscatto sociale tramite la condivisione di spazi abitativi e di servizi tra persone che provengono da storie di marginalità. L’iniziativa è sorta nell’ambito della Cittadella della Carità che ha sede all’interno di un complesso di epoca altomedievale denominato Il Tempio, identificato in città come luogo di pietà e di carità.
“La Cittadella della Carità racchiude gran parte dei servizi della Caritas Diocesana - racconta Sara Lupi, coordinatrice dei servizi dell’organismo pastorale diocesano, a Gianni Vukaj nella nuova puntata della serie Firmato da te in onda su Tv2000 - come la mensa ‘don Siro Butelli”, il centro di distribuzione ‘Mimmo’, e l’Hospitium ‘Mansueto Bianchi’. A latere di questi progetti, nasce, nel corso del 2020, l’esperienza di co-housing denominata ‘Casa L’Apostrofo’. È un modello generativo che si basa sulla reciprocità: noi abbiamo messo a disposizione un contesto di normalità per permettere ai nostri ospiti, provenienti da situazioni di estrema marginalità, di indirizzare le proprie vite verso una nuova prospettiva”.
Una vera e propria sfida per un’opera-segno che ha trovato la sua realizzazione nel pieno della pandemia, in un periodo di difficoltà e sconforto per molte persone che hanno rischiato di perdere la luce della speranza. Ad alimentarla c’è stato proprio questo esperimento sociale che ha permesso a otto uomini adulti, con percorsi di fragilità alle spalle, di provare a riscattarsi attraverso la condivisione e la collaborazione. Un cammino che il gruppo aveva già iniziato usufruendo dei servizi della Caritas Diocesana - alcuni di loro erano stati precedentemente accolti all’interno del dormitorio Hospitium Bianchi - e che ha trovato una naturale prosecuzione nell’attivazione del progetto di co-housing che non vuole essere un punto definitivo di approdo, ma una ripartenza, una sosta necessaria per riprendere la propria vita. Ed essere presente nel progetto significa sentirsi famiglia in un’esperienza che è nata nella logica del mutuo supporto.
“Fino a poco tempo fa eravamo fuori, per strada, quindi trovarsi qui, tutti assieme, per noi significa tanto”, racconta uno degli ospiti. “Quando sono arrivato, mi sono subito sentito accolto. Non si tratta solo di avere un tetto che è comunque fondamentale, ma anche di stare bene assieme, di poter finalmente pensare a riorganizzare la propria vita” dice un altro. Non tutto è semplice, però “ogni giorno ci alziamo, prepariamo il caffè proprio come in una famiglia e ci diamo speranza”.
Ad adattare alcuni locali che avrebbero poi costituito le solide basi della “Casa”, con piccoli lavori di ristrutturazione, sono stati i volontari della Caritas, con l’ausilio degli ospiti. Un punto di partenza significativo per una storia che si muove nel solco del ritorno alla vita autonoma, a partire dall’autogestione degli spazi. Un esperimento di economia circolare costruito sul cuore e sulla volontà di fare del bene e di farsi del bene, lasciando da parte tutto ciò che non serve.

“La scelta di chiamarci L’apostrofo – spiega Sara Lupi - sta proprio nella volontà dell’eliminazione del superfluo, perché in grammatica l’apostrofo toglie appunto quello che non serve, però, allo stesso tempo, unisce due parole. Noi abbiamo voluto questo microprogetto perché abbiamo cercato, utilizzando il necessario, lo stretto indispensabile, di unire le persone per proporre la possibilità di un momento di riflessione e di ricostruzione in vista di un nuovo progetto di vita”.

Il modello ha già presentato dei risultati: alcuni ospiti hanno lasciato la struttura in quanto hanno raggiunto percorsi di vita autonomi. Si procede a piccoli passi perché la ricostruzione di una vita complicata deve ripartire dalle fondamenta per avere delle basi solide: “Li aiutiamo dall’inizio, a partire dai documenti, - conclude Sara Lupi - quindi dall’essere visibili, grazie anche all’appoggio dei Servizi sociali, dei Servizi demografici, e poi abbiamo avviato una collaborazione con professionisti dell’ambito sanitario che stanno aiutando queste persone a prendersi cura di se stesse, perché è il primo passo per tornare autonome”.
Le testimonianze di Sara e degli ospiti di “Casa L’Apostrofo” sono al centro di un nuovo filmato della serie Firmato da te, un progetto televisivo di TV2000 che racconta, attraverso la voce dei protagonisti, cosa si fa concretamente con l’8xmille destinato alla Chiesa cattolica e segue le ricadute di un piccolo gesto nel vissuto di persone e luoghi. Un racconto in prima persona, senza filtri, con un montaggio serrato e cinematografico, che coinvolge lo spettatore nelle pieghe delle tante esperienze sostenute dalla carità cristiana.
Firmato da te è una serie, ideata e diretta da Gianni Vukaj, regista di TV 2000 in collaborazione con il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. Concepito come percorso formativo per quattro emittenti televisive (Telepace di Verona e Telepace di Roma, Tv Prato, Teledehon di Andria), che hanno partecipato alla realizzazione dei filmati, il programma mette in luce il valore della gratuità, tocca la carne viva di ferite che spesso non si vogliono vedere, comprende gli sforzi di una chiesa in uscita, che si prende cura dei più deboli.
I video della serie tv mettono in luce i mille intrecci che la Chiesa cattolica è in grado di creare, donando possibilità e speranza, intervenendo con discrezione e rispetto, operando con creatività e positività nel presente dell’Italia che arranca.
Ogni anno, grazie alle firme dei contribuenti, si realizzano, in Italia e nei Paesi più poveri del mondo, oltre 8.000 progetti che vedono impegnati sacerdoti, suore e i tantissimi operatori e volontari che quotidianamente rendono migliore un Paese reale, fatto di belle azioni, di belle notizie.
Destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica equivale, quindi, ad assicurare conforto, assistenza e carità grazie ad una firma che si traduce in servizio al prossimo. La Chiesa cattolica si affida alla libertà e alla corresponsabilità dei fedeli e dei contribuenti italiani per rinnovarla, a sostegno della sua missione.
Sono tanti i progetti documentati nella serie in onda su Tv2000 e disponibili online sul canale YouTube 8xmille. Il video può essere condiviso dal canale YouTube 8xmille al seguente link:

Per informazioni e richieste di materiali contattare Cecilia Brizzi - c.brizzi@brizzicomunicazione.it

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