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Montecatini terme

Quando la vita…era al campino: gli anni d’oro nei tanti oratori tra ginocchia sbucciate e merende

I ragazzi di Montecatini che hanno vissuto tra la polvere del Murialdo, del campetto di S.Antonio e S.Francesco

Quando la vita…era al campino: gli anni d’oro nei tanti oratori tra ginocchia sbucciate e merende
Altro Pistoia, 27 Febbraio 2021 ore 12:15

C’era una volta, o meglio c’era un tempo abbastanza definito in cui la frequentazione dell’oratorio da parte di un adolescente veniva considerata, oltre che propedeutica, in totale antitesi alla maturazione esistenziale cosiddetta “da bar”, ambiente poco salubre, tentatore e blasfemo.

Tesi che resta tuttora accettabile, condivisibile e supportata da validi argomenti, specialmente nelle grandi metropoli. Solo che la città delle Terme, snob e superficiale sotto molteplici aspetti, si rivelò anticonformista sulla questione. Questa sorta di distinzione socio-religioso-culturale non si è mai percepita anche quando oratori e bar dettavano legge in quel periodo post boom economico di fine anni ‘60.

Intendiamoci bene, non è che le due diverse realtà inserite in un clima di epocali cambiamenti andassero a braccetto. Però diciamo che si interscambiavano dando modo a colui che si affacciava al mondo, di avere una visione completa di ciò che lo circondava, nel bene e nel male. Poi stava al ragazzo prendere il giusto insegnamento dagli esempi e scartare la parte peggiore.

In pratica gran parte della “meglio gioventù” bagnaiola cresceva fra il Diavolo e l’Acqua Santa, non avendo mai paura di bruciarsi o di bagnarsi. A tirare le fila quale eccellenza in ambito ludico era e lo è pure adesso l’Oratorio Murialdo di via Marruota, forte di una struttura e soprattutto di spazi che fra alti e bassi, periodi di assoluto splendore ed incomprensibile buio, ha saputo dare risposte importanti alle variegate esigenze della popolosa comunità adolescenziale della zona Sud…

Dal primo originario campo di calcio divenuto col passare delle stagioni regolamentare e ristrutturato a più riprese, sono poi venuti alla luce da quello spicchio di campagna di periferia un campo sussidiario ed uno di calcio a cinque, spogliatoi, salette, regno del ping pong e del biliardino. Oltre al rimodernato open-space dedicato al basket.

Tornando però alle origini , sul terreno senza recinzioni, veniva pure disputato una specie di campionato cittadino degli oratori ed affini che oltre alla Murialdina dal color verde speranza vedeva la partecipazione degli internisti dell’Enaoli  (ente che si occupa degli orfani dei lavoratori) che studiavano, vivevano lì e vincevano sempre, l’Usma, compagine senza oratorio ma con tanta grinta di Montecatini Alto ed il GI.FRA , letteralmente tradotti in Gioventù Francescana col loro “quartiere generale”, relativo campetto e spartani spogliatoi annesso sulla salita di via Galvani, a fianco della chiesa e dalla parrocchia di San Francesco, quasi al confine con Pieve a Nievole. Luogo dalla grande tradizione…oratoriale.

E anche un glorioso luogo di battaglie sportive a livello amatoriale che purtroppo non ha retto all’ usura e le vicissitudini del tempo. Racchiuso, protetto e nascosto in mezzo alla case a due passi dal centro si trovava la leggendaria e anche più esclusiva arena dell’oratorio di Sant’Antonio, che viveva di luce propria sul piano delle competizioni in quanto venivano continuamente organizzati in quello spazio tornei a 7, a 9 e via discorrendo con foto d’obbligo sotto la scritta “il mondo ride ai giovani”.

Le squadre si chiamavano Virtus, Antoniana , Real … Ma sfatando un altro luogo comune ,”squadretta da oratorio” non era intesa nella accezione negativa della definizione stessa come spesso si vuole indicare, quanto segno di esclusività e di appartenenza al quartiere.

Facendo un discorso prettamente tecnico, le sopracitate polverose o melmose (a seconda delle condizioni meteo che non lasciavano troppo spazio ad altre soluzioni) location sono state fucine di ottimi giocatori (vedi Cardelli, Casarotto, Vettori) e di grandi uomini.

Padri e nonni ai quali spetta l’onere ed il privilegio di tenere vivo il ricordo di ginocchia sbucciate, merende a base di fette di pane col pomodoro, preghiere e qualche evitabile sagrato.

Pomeriggi interminabili, divertimento, polvere, sudore, gruppi estivi ( l’intramontabile Grest)  ed un mondo migliore che purtroppo siamo riusciti a guastare.

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