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possibile sinergia?

Progetto unitario fra distretto vivaistico e forestale per bandi Pnrr? "Perché no!"

Incontro conoscitivo, ma apprezzato e con basi solide emerse, fra i distretti pistoiesi del vivaismo e forestale per trovare le giuste strade insieme per reperire fondi per il Pnrr.

Progetto unitario fra distretto vivaistico e forestale per bandi Pnrr? "Perché no!"
Altro 03 Giugno 2022 ore 17:16

Significative presenze all’incontro del 24 maggio “PNRR e finanziamenti: un’occasione imperdibile” a Campo Tizzoro nella sede di MO.TO.R.E., soggetto referente del Distretto forestale della Montagna Pistoiese. Il presidente del Distretto forestale Corsini: «una collaborazione fra distretti è positiva, sia per raggiungere la soglia d’investimento necessaria al progetto sia in futuro sul PSR». Il suo vice Sabbatini: «l’obiettivo principale del progetto di distretto sarà il risparmio dei costi energetici». Il presidente dell’Associazione Vivaisti Italiani Magazzini: «possono partecipare al contratto di distretto anche le aziende agricole che non sono nostre socie». Il presidente del Distretto vivaistico-ornamentale di Pistoia Ferrini: «fondamentale l’economia circolare implicita nella fornitura di materie per il vivaismo, ma opportunità anche di produzione vivaistica di montagna». Il consulente Vagaggini: «è un treno che non ripasserà e ci sono meno vincoli burocratici rispetto al PSR».

Possibile sinergia fra distretto vivaistico di Pistoia e forestale della Montagna Pistoiese

«Il bilancio dell’incontro è molto positivo: hanno partecipato oltre ai presidenti del Distretto vivaistico e dell’Associazione Vivaisti Italiani provenienti dalla piana alcune organizzazioni socie del Distretto forestale, una metà delle aziende del consorzio MO.TO.R.E. e anche altre aziende, prevalentemente forestali, della Montagna Pistoiese. Ho registrato reazioni positive e con le manifestazioni d’interesse dovremmo essere già intorno alla decina».

Così il vice presidente del Distretto rurale forestale della Montagna Pistoiese Ivano Sabbatini fotografa l’esito dell’incontro tenutosi il 24 maggio scorso a Campo Tizzoro nella sede del consorzio MO.TO.R.E., soggetto referente del Distretto forestale, per illustrare l’ipotesi di progetto unitario con il Distretto rurale vivaistico-ornamentale della provincia di Pistoia con cui partecipare all’imminente bando governativo sui “contratti di distretto” nell’ambito del PNRR. Un progetto per un investimento minimo complessivo di 4 milioni di euro che - come spiegato anche nell’analogo incontro tenutosi il 20 aprile al Bottegone di Pistoia con i vivaisti della Piana - dovrebbe avere come capofila l’Associazione Vivaisti Italiani, soggetto referente del Distretto vivaistico, e che grazie all’unione dei due distretti potrebbe massimizzare l’attrattiva dal punto di vista dell’economia circolare e della coesione sociale, parametri molto rilevanti ai fini dei punteggi ministeriali.

«Perché – come sottolinea Sabbatini – questo progetto, che potrebbe coinvolgere diverse aziende dei due distretti e vari tipi di interventi, dovrà riguardare investimenti sul territorio orientati in primo luogo alla transizione ecologica e al risparmio dei costi energetici, grazie anche a una riduzione dei consumi». In ogni caso, precisa Sabbatini, «per avere il quadro definitivo delle aziende della Montagna Pistoiese che aderiranno, bisogna attendere l’imminente uscita del bando, con tutti i chiarimenti sulle misure previste e gli investimenti davvero realizzabili».

Ma vediamo che cosa è emerso all’incontro a cui, dopo l’introduzione del presidente di MO.TO.R.E. Luca Tanganelli, sono intervenuti, oltre a Sabatini, anche i presidenti del Distretto forestale Giuseppe Corsini, del Distretto vivaistico Francesco Ferrini e dell’Associazione Vivaisti Italiani Luca Magazzini, oltre al consulente Lorenzo Vagaggini, titolare di Studio Star.

Il vice presidente del Distretto forestale Ivano Sabbatini, nella sua relazione “I vantaggi del PNRR per le imprese della Montagna Pistoiese”, ha illustrato il progetto soffermandosi sui motivi dell’idea di fare un progetto comune. Tra questi, il fatto che il rapporto fra vivaismo e attività della montagna si è riattivato ultimamente sul fronte della «produzione di materie prime ausiliarie, cioè materiali per il vivaismo: dalla paleria al cippatino», e ciò offre molte opportunità di sviluppo ulteriore all’insegna anche dell’economia circolare. Sabbatini ha segnalato poi la prospettiva di avviare specifiche coltivazioni vivaistiche in Montagna per diversificare la produzione degli agricoltori montani. Ma soprattutto ha rimarcato le sinergie vantaggiose e la massa d’urto che si creerebbe anche con riguardo alle tematiche dei risparmi dei costi energetici e della riduzione dell’impatto ambientale.

Dopo di lui è intervenuto il presidente del Distretto forestale Giuseppe Corsini, che ha innanzi tutto sottolineato che «il distretto forestale della Montagna Pistoiese non è solo forestazione, ma riguarda un po’ tutte le attività di agricoltura e forestazione che ci sono nella montagna» e poi ha affermato che «la collaborazione fra i due distretti è una cosa positiva, perché se si riesce a sviluppare un progetto unico, si possono avere i livelli di investimenti necessari, che sono importanti, e sarebbe dura per il nostro distretto farcela da solo con un minimo di investimento a progetto pari a 4 milioni di euro». Inoltre «un legame significativo fra i due distretti potrebbe risultare premiante anche per il PSR».

D’accordo con Corsini sul fatto che una collaborazione fra i due distretti potrebbe portare vantaggi anche a livello regionale e di PSR il presidente dell’Associazione Vivaisti Italiani (AVI) Luca Magazzini, che ha esordito ricordando l’esito positivo del PID “Vivaismo per un futuro sostenibile”, che AVI ha realizzato due anni fa, per un investimento complessivo di circa 12 milioni di euro, nell’ambito di un bando regionale. Magazzini ha osservato che il bando governativo dei contratti di distretto a cui si punta adesso dovrebbe essere anche un po’ meno rigido dal punto di vista burocratico e che, a livello di complementarietà e sinergie fra i due distretti, non va dimenticato il fattore superficie, con quella del distretto vivaistico molto piccola e concentrata, a differenza di quella del distretto forestale, che è molto più ampia e consentirebbe, tra l’altro, di coinvolgere aziende agricole e florovivaistiche anche fuori del perimetro del Distretto vivaistico, abbracciando pure la Valdinievole. Magazzini ha concluso evidenziando che al contratto di distretto possono partecipare anche aziende che non sono socie di AVI: «non c’è nessuna preclusione e siamo aperti a tutte le manifestazioni di interesse».

A sua volta il presidente del Distretto vivaistico-ornamentale prof. Francesco Ferrini, dopo aver precisato che i bandi del PNRR saranno comunque severi dal punto di vista del controllo del rispetto dei parametri dichiarati, si è soffermato sull’importanza della collaborazione fra i due distretti «soprattutto nell’ottica dell’economia circolare, perché ovviamente il distretto della montagna può fornire le materie che poi sono utilizzate nel vivaismo, come ad esempio il cippato». Ma Ferrini ha posto l’accento anche sulla collaborazione nella produzione di piante. «Il Next Generation EU – ha detto – prevede che vengano messe a dimora, entro il 2030, 3 miliardi di piante nei 27 Paesi d’Europa. La quota italiana è 200 milioni di piante». Ecco, guardando al punto in cui siamo ora, Ferrini stima che per raggiungere tale obiettivo l’Italia deve mettere a dimora oltre 20 milioni di piante all’anno per i prossimi 9 anni. Ma «queste piante non ci sono e neanche ci saranno se non ci mettiamo nell’ordine di idee di ripristinare o realizzare vivai, perché in Italia attualmente sono in produzione nei vivai forestali 4 milioni e 200 mila piante all’anno. Forse tra 5 e 6 milioni nei cosiddetti vivai ornamentali. Da qui a oltre 20 milioni ce ne corre». Morale della favola: sarebbe molto gradito se in montagna potessero essere creati nuovi vivai dove allevare una parte degli alberi che l’Europa ci chiede di mettere a dimora. L’obiettivo, spiega Ferrini, potrebbe essere trasferire il know how necessario a queste coltivazioni dal vivaismo di pianura a quello di montagna, dove fare una produzione redditizia, non più di mera sopravvivenza e mantenimento.

Ma a concludere l’incontro entrando più nel dettaglio dei bandi e delle opportunità di un simile progetto in comune è stato il consulente Lorenzo Vagaggini con la sua relazione “Le opportunità del Piano Integrato di Distretto”. Vagaggini ha subito messo in chiaro che questo bando dei contratti di distretto del PNRR è un treno da non perdere, perché «poi ci saranno altri strumenti e interventi, ma come questo passa una volta sola. E si sta ragionando di un treno che a livello nazionale porta 1 miliardo e 200 milioni, che naturalmente andranno ripartiti fra le diverse regioni». Il piano integrato di distretto, ha sintetizzato Vagaggini, sarà un progetto comune, messo nero su bianco nel cosiddetto contratto di distretto, che diventerà il filo rosso che tiene insieme tutti i progetti di investimenti dei singoli partecipanti, con il fine comune di migliorare la competitività e ridurre l’impatto ambientale di quel distretto.

Come illustrato da Vagaggini, anche se si dovrà aspettare la pubblicazione per avere un quadro precisamente definito, in questo bando potranno rientrare tantissimi tipi di interventi: tendenzialmente tutti gli «investimenti attivi materiali connessi alla produzione agricola forestale primaria; quindi macchine, attrezzature, impiantistica; ma anche tutti quei miglioramenti dell’azienda che vanno dagli interventi sui fabbricati, sulla viabilità, sul piazzale della logistica, la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli». E vi rientreranno anche la partecipazione a misure promozionali e certificazioni di filiera e anche ricerca e sviluppo.

Quali aziende? Tutte, dalle piccole alle grandi sono candidabili. L’unico punto delicato, soprattutto per alcune aziende di piccole dimensioni, è che il minimo dell’investimento per ogni singolo soggetto partecipante è di 100 mila euro. Il contributo pubblico a fondo perduto, sia per gli investimenti di aumento della competitività aziendale che per investimenti nella trasformazione e commercializzazione, è del 40%. (Non si sa ancora se ci saranno maggiorazioni per le aziende in aree disagiate). Mentre per i regimi di qualità e le misure promozionali è dell’80%, con però un minimo d’investimento che sale a 400 mila euro. Per gli aiuti alla ricerca e allo sviluppo il contributo sale al 90%. Tuttavia, come spiegato da Vagaggini, si possono ottenere mutui quasi a tasso zero (allo 0,50%) finanziati da Cassa Depositi e Prestiti per almeno la metà degli investimenti a carico dell’azienda. Inoltre, il contributo a fondo perduto è cumulabile con il credito d’imposta Industria 4.0 (che ora si chiama Transizione 4.0).

Vagaggini ha poi elencato alcuni elementi di semplificazione e flessibilità di questo bando rispetto a quelli del PSR:

- minore documentazione necessaria al momento della domanda;

- sostituibilità in corso d’opera dei partecipanti in difficoltà;

- finanziabilità dell’acquisto di fabbricati e di terreni con il limite del 10% dell’investimento.

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