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La rubrica

Perché gli uomini col borsello sono il male

Un "male oscuro" sembra aver colpito una cittadina della Valdinievole

Perché gli uomini col borsello sono il male
Altro Valdinievole, 03 Ottobre 2022 ore 16:28

di Ray Banhoff


Un male oscuro dilaga nella Tears Valley (la valle di lacrime come qualcuno chiama la Valdinievole): la diffusione degli uomini col borsello.

L’oggetto, anacronisticamente legato alla fine degli anni ‘70, è tornato così di moda che lo indossano drammaticamente ormai anche i bambini. Esci di casa a Pescia e conti dieci uomini? Otto hanno il borsello. Una caratteristica lega i borselli che potete vedere a Pescia: sono tutti orrendi. Di finta pelle, di marca finta, comprati a 20 euro non si sa dove, di dubbio gusto estetico, stanno adagiati sulle panze dei pesciatini che se li portano dietro. Pescia, stanca forse di essere simboleggiata da Pinocchio, potrebbe ergersi al rango di “Città del borsello” e non è una bella notizia.

Capiamo perché il borsello è il male. In passato poteva essere usato per portarsi dietro gli oggetti (l’agendina, le sigarette, i soldi, le chiavi) ma oggi non ha veramente più senso. I soldi in contanti non ce li ha quasi più nessuno, il telefono ha sostituito tutti gli accessori che prima utilizzavamo e contiene rubriche da migliaia di pagine. Le chiavi puoi tenerle in tasca e il telefono pure. L’impressione è che il borsello venga spacciato per un oggetto comodo, ma è più probabile che venga usato per emulazione, come ogni simbolo del capitalismo nella società dei consumi. Ovvero: «ce l’hanno tutti… forse dovrei usarlo anche io». Così ecco che vedi uomini senza gusto estetico abbinare il borsello in pelle alla tuta. Non si fa. Mangereste mai un piatto di ostriche con la Coca Cola? No! è SBAGLIATO. Nessuno si occupa del cromatismo, di scegliere dei materiali quantomeno in sintonia con i capi che si indossano.

Se il borsello è in nylon non lo puoi mettere su una felpa, sono troppo sballati. Si crea così un’interruzione del fluire dell’universo, in pratica così diamo vita al brutto. E il brutto è una cellula cancerogena che si riproduce subito. Il brutto dilaga e avvelena il paese del gusto, della forma, del Rinascimento, del liberty, delle arti, della bellezza. Siamo diventati il paese dei capannoni in cemento, dei centri commerciali, delle persone con le tute tutte uguali che guidano il SUV. Ora siamo anche il paese degli uomini col borsello. L’orrore dilaga in provincia più facilmente che in città, laddove gli stilemi omologanti obbligano a uno standard estetico alto. Vai a Milano e trova una persona vestita male che al mattino va a lavoro, provaci… non ci riesci. Certo è una schiavitù anche quella ma almeno è una schiavitù del gusto, del bello. Siamo l’Italia, non possiamo gareggiare su nanotecnologie, innovazione o tecniche futuristiche. Siamo il paese fondato sul Bello e il suo culto.

Il borsello è un attentato al bene collettivo, uno sputo in faccia alla moda italiana, alla sartoria, un regalo ai cinesi e alle produzioni in serie, una fucilata al made in Italy, un pugno in un un occhio. A Pescia, più che in tutta la Valdinievole, questo morbo sembra essere dilagato. Siamo ancora in tempo per fermarlo. Quando incontrate un amico o una persona che conoscete col borsello diteglielo: «è brutto!». Non glielo ha mai detto nessuno, loro pensano che sia giusto. Mica sfogliano Dazed e Purple Magazine a Pescia, mica lo trovano nelle edicole ormai inesistenti. A Pescia conoscono solo ciò che sta a Pescia. A Pescia uno ha cominciato a usare il borsello e poi tutti lo hanno imitato a valanga.  Non abbiate paura. Gridate al mondo quanto è orrido il borsello, ne va del bene nazionale.

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