Ponte buggianese

Parte dal commercio pontigiano la protesta delle partite Iva

Tante imprese non saranno risarcite, come promesso, per i costi che hanno sostenuto per la sanificazione

Parte dal commercio pontigiano la protesta delle partite Iva
Pistoia, 04 Ottobre 2020 ore 16:06

Non si placa la rabbia dellePartite Iva, riunite nell’associazione Apit (AssociazionePartite Iva Toscana) che si sentono sempre più prese in giro. Il grande grido d’allarme, parte dal piccolo comune di Ponte Buggianese, grazie all’attivissimo responsabile dell’area pistoiese, il pontigiano Ugo De Simone, il quale ha raccolto la protesta di tanti commercianti, ed ha spiegato come stanno le cose, insieme al presidente Apit Massimo Gervasi.

In breve, la questione è la seguente: «C’è una pessima notizia – ha detto De Simone – per chi ha richiesto il credito d’imposta per sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione. L’Agenzia delle Entrate ha comunicato la determinazione della misura percentuale di fruizione del credito d’imposta. E la sorpresa è grande. La percentuale scende dal 60% al 15,64».

Scendendo più nel dettaglio, per tutti coloro che hanno richiesto il credito d’imposta per sanificazione e acquisto di dispositivi di protezione, investendo i propri danari per garantire, come giusto che sia, la sicurezza propria e dei collaboratori, nonché dei clienti, è arrivata davvero una brutta sorpresa.

«L’Agenzia delle Entrate – ha spiegato Ugo De Simone – con il provvedimento n. 302831 dell’11 settembre 2020, ha comunicato la determinazione della misura percentuale di fruizione del credito d’imposta. Dal 60%, dichiarato nel decreto rilancio, siamo scesi al 15,6423%, della somma richiesta, fino ad un massimo di 60 mila euro. Quindi per 1000 euro di spesa sarà riconosciuto un credito di imposta di 156,423 euro e non 600 euro come decantato. Tutto ciò, è stato definito, per un mero rapporto matematico, tra il tetto di spesa stabilito dal governo (200 milioni di euro) e l’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti dai contribuenti entro il 7 settembre 2020 (giorno di scadenza delle domande) pari a 1.278.578.142 euro. Il credito d’imposta può essere utilizzato dal 2021 e la percentuale potrebbe aumentare di nuovo, in caso di rinuncia degli investimenti ancora da sostenere fino al 31.12.2020 indicati in domanda».

Una situazione tragica, o forse sarebbe più giusto definirla tragicomica, se non fosse stata consumata sulla pelle delle persone e delle piccole e medie imprese, sulla quale il giudizio del presidente di Apit Massimo Gervasi è netta.

«Si poteva, anzi si doveva, fare altro. Ad esempio – ha detto – rendere la detrazione fissata in decreto pluriennale o cercare altri fondi. Invece no. Si riduce del 75%, questa volta veramente, il credito d’imposta. È una vergogna! Come lo è anche il silenzio assordante dietro a questa notizia. Questa “truffa” è perpetrata dall’Agenzia delle Entrate, che a seconda delle occasioni ci definisce contribuenti, evasori o numeri. Oggi siamo numeri, non importa la difficoltà del momento, non contano le spese obbligatoriamente sostenute, non importa niente, si divide per tutti quello che c’è, anche se gli accordi erano diversi. Speriamo possa essere rifinanziata, perché il 15% è una percentuale davvero troppo bassa. Apit non demorde, porteremo avanti la battaglia contro l’ennesimo inganno, l’ennesima vergogna tutta italiana».

Il presidente di Apit, di ritorno da una convention tenutasi a Fiuggi sul turismo, ha anche lanciato un altro monito, su ciò che sta accadendo in quel comparto, che potrebbe, a breve, riguardare anche Montecatini Terme e la Valdinievole.

«Quello del turismo – ha affermato Gervasi – in questa pandemia economica, risulta essere il settore più penalizzato. L’Italia è il paese con la più virtuosa industria turistica, la più antica d’Europa. Il nostro è un turismo a 360°: rurale, termale, balneare, di montagna e laghi. Dalla nostra parte vantiamo non solo bellezze, ma anche tantissima cultura. Questo comparto è stato fortemente penalizzato. Il governo ha consegnato le chiavi di migliaia di imprese all’usura e alla criminalità organizzata. Ci arrivano denunce da ogni parte d’Italia e, non ultima, dalla Toscana. Da Viareggio, ad esempio, è forte il grido di allarme e di aiuto: hotel di lusso e piccoli alberghi, a gestione familiare, sono sotto gli occhi di faccendieri e fondi stranieri che si fanno avanti, per comprare le attività a prezzi notevolmente inferiori ai valori di mercato. Se non cambia il trend, e vengono dati finanziamenti veri e a lungo termine e messa in campo maggiore semplificazione e minore burocrazia, questo scenario si potrebbe materializzare ovunque, anche in Valdinievole».

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