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la storia

“Espelle” la pallottola dopo 50 anni

La “strana” convivenza per Sabatino Castaldo. Fu ferito dall’Anonima Sequestri, oggi vive in città

“Espelle” la pallottola dopo 50 anni
Altro Pistoia, 03 Aprile 2021 ore 09:30

Con quell’oggetto che, per quasi tutti, quando ti entra nel tuo corpo significa anche la fine della tua vita, ci ha convissuto per quasi 50 anni cambiando in tutto e per tutto la vita di Sabatino Castaldo, classe 1952, brigadiere dell’Arma dei Carabinieri.
L’oggetto in questione è una pallottola, di quelle che non ti lasciano scampo: l’ospite indesiderato dell’uomo è rimasto nel suo petto per quasi cinquant’anni fino all’aprile del 2020 quando, in pieno lockdown, come era arrivata, improvvisamente partita da una pistola, ha deciso di andarsene nell’unico modo possibile facendo tutto da sola, ovvero in bagno.
E lo ha fatto a Pistoia, città nella quale Castaldo, dopo un lungo peregrinare in tutta Italia, oramai vive da quasi tre anni nella sua abitazione di via Antonelli. Oggi, a distanza di un anno da questo secondo momento che gli ha cambiato la vita, ha deciso di raccontare la sua storia al “Giornale”, dopo il suo inserimento a pieno titolo negli ambienti pistoiesi essendo un componente della “Associazione Nazionale Carabinieri in congedo”, sezione di Pistoia.
Riavvolgere il film della propria vita per Sabatino non è stato semplice ma lo ha fatto volentieri: del resto, non capita proprio a tutti di vivere una esperienza del genere.
Signor Castaldo, partiamo dall’inizio: perché ha deciso di fare il Carabiniere?
«Le mie origini sono napoletane e da lì decisi di arruolarmi nell’Arma ed iniziare il percorso che tutti devono fare per diventare operativi. Sono diventato ufficialmente un Carabiniere il 19 agosto 1971 (a diciotto anni e mezzo, ndr) e, come capita ai giovani, le prime esperienze le devi fare lontano da casa: per questo, da Napoli, fui trasferito in Sardegna. In pratica era come stare in prima linea perché, a quei tempi, l’ “Anonima Sequestri” imperversava in tutta la regione in cerca di ostaggi da tenere in scacco per poi liberare dietro pagamento di riscatto (come successe, fra le altre cose, per esempio nel 1975 anche al cantante Fabrizio De’ Andre, ndr). Quindi, fui catapultato direttamente ad Orgosolo, in provincia di Nuoro, nel clou della Barbagia e dei conflitti dell’epoca».
E da lì si arriva al giorno maledetto…
«Capitava spesso, non dico tutti i giorni ma quasi, di dover uscire in un numero abbastanza elevato di colleghi, nelle campagne per effettuare perlustrazioni o rastrellamenti alla ricerca dei malviventi perché non era semplice vivere da quelle parti. E fu così che durante un servizio ci imbattemmo, assieme ad altri quindici colleghi – quindi non ero certo da solo – in una squadriglia dell’ “Anonima” che ci attaccò e ne nacque un violento conflitto a fuoco. In quell’occasione rimasi gravemente ferito per un colpo di pistola e fui immediatamente trasferito d’urgenza all’ospedale di Nuoro con la speranza che i dottori potessero operarmi, nonostante perdessi tanto sangue come logico che fosse in questi casi».
Ed invece…
«Immaginate come mi sentii quando mi fu detto che non era possibile operare: il proiettile, infatti, si era conficcato in una zona particolarmente nascosta e complessa fra il petto e lo stomaco ed andare ad intervenire chirurgicamente sarebbe potuto essermi anche fatale se fosse venuta fuori qualche complicazione. E’ da allora che ho vissuto con questo ospite all’interno del mio corpo».
Non per questo, però, ha smesso di fare il Carabinere?
«Tutt’altro. Dopo un periodo di convalescenza, sono tornato in servizio ancora in Sardegna, poi ad Ercolano ed altre parti in Campania prima del congedo nel 1997, sempre con la pallottola a farmi compagnia».
Una vita tutta napoletana prima del trasferimento a Pistoia: come mai?
«Ero rimasto vedovo, mi sono poi risposato e separato prima di venire in questa bella città nel novembre 2018. E devo ringraziare il mio proprietario di casa, Patrizio Baldi, che mi ha accolto al meglio».
Ed è proprio a Pistoia, nella sua casa di via Antonelli, che il proiettile decide di abbandonarla: cosa è successo?
«Ero a letto ed iniziai a sudare, oltre a sentire un forte dolore al petto ed alla schiena. Immediatamente mi venne lo stimolo di andare di intestino e mi accorsi che il proiettile era venuto fuori. La pallottola, pur cercando di non farci troppo caso e pensando alla vita di tutti i giorni, mi ha sempre dato un po’ di fastidio ma mi sono sempre detto che ero un miracolato e poter continuare a vivere nonostante questo corpo estraneo: non avrei mai pensato di arrivare a quest’età e, da quel giorno, ovviamente mi sento meglio».
Adesso Sabatino Castaldo può davvero godersi la meritata pensione nel migliore dei modi.

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